Il doppio sogno (realizzato) di Moise Kean: “Da bambino volevo giocare in Nazionale e fare musica. Vincere il Mondiale sarebbe qualcosa di indescrivibile” | OneFootball

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·1. April 2025

Il doppio sogno (realizzato) di Moise Kean: “Da bambino volevo giocare in Nazionale e fare musica. Vincere il Mondiale sarebbe qualcosa di indescrivibile”

Artikelbild:Il doppio sogno (realizzato) di Moise Kean: “Da bambino volevo giocare in Nazionale e fare musica. Vincere il Mondiale sarebbe qualcosa di indescrivibile”

Se Arthur Schnitzler nel suo ‘Doppio Sogno’ analizzava la crisi dell’individuo di fronte alla realtà dell’esistenza, il doppio sogno di Moise Kean è un messaggio motivazionale rivolto ai giovani: perché accontentarsi di vivere un sogno quando è possibile realizzarne due? Il piccolo Moise amava il calcio e la musica, due passioni sbocciate all’inizio degli anni Duemila ad Asti e che lo hanno accompagnato in giro per l’Europa, dall’Inghilterra alla Francia, crescendo con lui in un percorso di vita fatto di alti e bassi, cadute e risalite: “Mi è sempre piaciuto stare per strada con i miei amici, giocare a pallone e fare musica”, ha raccontato nell’intervista rilasciata a Vivo Azzurro TV in occasione dell’ultimo raduno della Nazionale.

DALL’ORATORIO ALLA JUVENTUS. “Andavo in oratorio, giocavamo fino a tardi sfidandoci in tornei cinque contro cinque. Il parroco a un certo punto doveva chiudere e ci faceva uscire, noi aspettavamo che se ne andasse e scavalcavamo per tornare a giocare. Per il calcio si fa di tutto”. Ci sono delle figure fondamentali nella vita di Moise, da mamma Isabelle (“mi ha fatto spesso anche da padre, non ha mai mollato ed è un grande esempio”), al fratello maggiore Giovanni, classe ’93, con cui condivide il primo ‘trasferimento’ dal campetto dell’oratorio Don Bosco al settore giovanile dell’Asti. E Moise non passa mai inosservato. Arriva così la chiamata del Torino, poi quella della Juventus. Cresce con la maglia bianconera addosso fino ad approdare alla Primavera, dove incontra uno degli eroi del Mondiale del 2006. Ad allenare quella squadra, con cui raggiunge la finale del campionato persa ai rigori con la Roma, è infatti un certo Fabio Grosso.


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“Ricordo quel Mondiale, avevo 6 anni e il bar in piazzetta era sempre pieno. Vedevo quanto ci teneva la gente e mi dicevo: un giorno voglio vestire la maglia dell’Italia perché voglio che la gente viva queste emozioni per me e per la mia squadra. Ho sempre sognato di indossare la maglia della Nazionale”. Il sogno si è avverato e non è ancora il momento di svegliarsi. Perché Moise vuole il suo Mondiale, ma per volare nel 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti ci sarà bisogno anche dei suoi gol: “Speriamo che scenda qualcuno al bar a vedere noi alzare quella Coppa. Sarebbe qualcosa di davvero indescrivibile”.

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BOMBER PRECOCE. Ma facciamo qualche passo indietro. Primo nato negli anni Duemila a vestire la maglia della Nazionale, il 20 novembre 2018 fa il suo debutto a Genk nell’amichevole con gli Stati Uniti all’età di 18 anni e 9 mesi. A marzo a Udine con la Finlandia arrivano l’esordio da titolare e il primo gol in azzurro a 19 anni appena compiuti, secondo marcatore più giovane nella storia della Nazionale dopo Bruno Nicolé. È abituato a bruciare le tappe Moise e, a proposito di tappe, nell’estate 2019 inizia il suo tour in giro per l’Europa, acquistato per quasi 30 milioni di euro dall’Everton. L’ambientamento non è semplice e la prima stagione in Premier League si chiude con due soli gol all’attivo: “Una bella esperienza, anche se in Inghilterra non è andata come avrei voluto. Ma si può imparare da tutto e dai momenti difficili puoi sempre uscirne”. E ne esce da campione Moise, che torna a splendere a Parigi in una delle squadre più forti del mondo. Con il Paris Saint Germain realizza 17 reti, vincendo una Supercoppa francese e un Coppa di Francia: “L’estero mi ha aperti gli occhi, mi sento fortunato ad avere giocato con tantissimi campioni come Mbappé, Neymar e Cristiano Ronaldo”.

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Dopo l’Inghilterra e la Francia è il momento di tornare in Italia. Lì, dove tutto è iniziato. Alla Juventus - dove da giovanissimo ha vinto due Scudetti, una Supercoppa Italiana e una Coppa Italia - non riesce però a dimostrare fino in fondo tutto il suo talento. E così, dopo aver messo in bacheca un’altra Coppa Italia, la scorsa estate accetta la corte della Fiorentina. A Firenze è amore a prima vista e Moise si riscopre bomber, segnando 16 gol in campionato e 21 reti complessive in 35 presenze. Dal viola all’azzurro il passo è breve. E a dimostrazione di un ritrovato feeling con il gol, il 23 marzo la sua doppietta permette alla Nazionale di rimontare tre reti in casa della Germania e di andare vicina a un’impresa epica. Dopo il match di Dortmund arriva anche il plauso di Luciano Spalletti (“abbiamo trovato un lottatore, ha coraggio e personalità”), uno che è sempre stato certo delle sue potenzialità. “La Nazionale di oggi è un ottimo gruppo di giovani, ci siamo ritrovati qui con tanti ragazzi con cui eravamo compagni in Under 21. Il mister ci dà fiducia, crede in noi e questa è la nostra forza. Possiamo fare grandi cose”.

IL PRESCELTO. Calcio e musica sono complementari, due strumenti per esprimere la sua vena artistica: “La musica mi è sempre piaciuta - spiega Kean nella rubrica di Vivo Azzurro TV 'Questo sono io' - nella mia famiglia ci sono sempre stati sport e musica. Era il mio sogno fare musica e far uscire la mia musica”. E così lo scorso dicembre Kean dà alla luce ‘Chosen’, il Prescelto, il primo album della sua carriera da (t)rapper. “Con il mio disco ho voluto lanciare ai giovani di oggi un messaggio: se sei bravo a fare più cose, perché non farle?”. Tra un gol e l’altro l’attaccante azzurro trova il tempo anche per creare le sue barre: “Scrivo a casa dopo l’allenamento o quando sono in trasferta. È una cosa che mi calma e che mi rende felice”. Parola di Moise, il bomber che canta.

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