
Zerocinquantuno
·2 April 2025
Captain Ferguson is back! Un anno dopo l’infortunio è cambiata solo la posizione in campo, non la sostanza di un giocatore fondamentale

Zerocinquantuno
·2 April 2025
I numeri nel calcio contano, eccome se contano. Stabiliscono valori di mercato, causano esoneri. Ma sanno anche essere bugiardi nella loro parzialità, se non inquadrati in maniera adeguata. Le attuali statistiche di Lewis Ferguson, per esempio, raccontano come in questa stagione il classe 1999 nativo di Hamilton abbia contribuito con una rete e un assist al bottino offensivo del Bologna: apparentemente pochino, per un giocatore da 13 gol e 3 assist totali nel suo primo biennio in maglia rossoblù. Quel giocatore, però, proprio un anno fa si era rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio destro, dovendo rinunciare in un colpo solo all’ultima tranche di campionato, all’Europeo con la sua Scozia, alla preparazione estiva col nuovo allenatore Italiano e ai primi due mesi di impegni ufficiali. Un infortunio pesantissimo, uno dei peggiori che un calciatore possa subire, che aveva generato qualche interrogativo sulle performance del ragazzo dopo il rientro: sarebbe tornato quello di prima? Quanto ci avrebbe messo a liberarsi della patina di ruggine accumulata? Oggi è evidente come Ferguson sia di nuovo il motorino a tutto campo che aveva fatto le fortune di Motta, non patendo nemmeno l’arretramento del suo raggio d’azione voluto da Italiano. Ora, infatti, lo scozzese non presidia più la trequarti ma si affianca a Freuler in mediana per formare una coppia con pochi eguali in Serie A (e forse non solo). Questo cambiamento è stato in parte dovuto all’esplosione di Jens Odgaard, capace di scalare le gerarchie per la casella dietro la punta fino a diventare insostituibile, ma è anche merito della straordinaria duttilità di un giocatore di gamba, polmoni, qualità e intelligenza tattica fuori dal comune quale è Lewis. A suon di minuti e prestazioni il classe 1999 si è anche riappropriato della fascia di capitano, e la onora in ogni partita senza risparmiarsi nemmeno un centimetro e non tirando mai indietro la gamba (locuzione che, c’è da credere, in Scozia non esista nemmeno). Per Thiago era un talismano, un gioiello di cui parlare poco al fine di celarlo ai radar delle altre squadre. E anche oggi che la guida tecnica è cambiata, resta il perno carismatico di una squadra che in un battito di ciglia è passata dall’avere ancora tanto da imparare ad insegnare calcio in giro per il Paese. Certamente oggi Ferguson macina meno numeri ‘appariscenti’, ma la sua sostanza all’interno del rettangolo verde non cambia di una virgola, ed è grazie ad essa che si rende positiva o addirittura memorabile una stagione. E chissà, magari ci si vincono persino i trofei.
Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images (via OneFootball)