DirettaCalcioMercato
·27 mars 2025
Inter, Pavard: “Triplete? Sono fiducioso. Sul Bayern…”

DirettaCalcioMercato
·27 mars 2025
Benjamin Pavard è una delle colonne della difesa di Simone Inzaghi: l’ex Bayern Monaco è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport.
Uno dei difensori a cui fa maggior affidamento Simone Inzaghi è senza dubbio il francese Pavard. Il classe ‘96 quest’oggi ha raccontato alla Gazzetta dello Sport le ambizioni dei nerazzurri per questa stagione ma anche la sfida da ex contro il Bayern Monaco. Ecco le sue dichiarazioni.
Pavard, partiamo dallo scudetto: più dura rivincerlo? “Era dura anche l’anno scorso… Ora ci sono avversari fortissimi, come Napoli e Atalanta, e confermarsi è difficile. Abbiamo perso punti, ma siamo dove volevamo stare: in corsa su tutto e avanti in campionato. Quel +3 a Bergamo, dove avevo lasciato un ginocchio un anno fa, è stato importante: non è facile non prendere gol là”.
A proposito di difesa, avete la migliore della Champions e in A il rendimento cala: perché? “Non è vero che l’atteggiamento sia diverso tra Italia ed Europa, anzi vedo un miglioramento continuo. Certo, giocare così tanto ti fa perdere un po’ di lucidità”.
È del partito secondo cui si gioca troppo? “È impossibile stare sempre al 100% con questi ritmi infernali. La stanchezza fisica e mentale si avverte, non siamo macchine: in futuro si dovrà parlare ad alti livelli perché così, alla lunga, non è sostenibile”.
Ha sentito la parola che usano tutti, “Triplete”? “Può sembrare banale, ma nel calcio tutto è possibile, anche il Triplete. Bisogna mantenere questo spirito fino alla fine e poi si vedrà. Io sono fiducioso perché vedo gli allenamenti. Si spinge tutti al massimo. Io, di certo, non rinuncio a nessun trofeo: gioco per questo, non ne ho mai abbastanza”.
Altri allenatori in grandi piazze italiane sono saltati per l’assenza di empatia col gruppo: con Inzaghi questo rischio non sembra esserci… “No, Inzaghi è molto empatico, ci sta vicino e parla continuamente con tutti: chi inizia, chi entra, chi rimane in panchina. Siamo tutti coinvolti. Poi non lascia niente al caso e non prende nulla alla leggera. I suoi risultati non sono casuali e nascono dal gioco: è anche per lui che sono venuto qua, volevo divertirmi con una squadra competitiva e… bella”.
Il suo connazionale Henry alla Cbs ha detto: “Si parla tanto dell’Inter e troppo poco di Inzaghi”. “Ha ragione Titì. Inzaghi è ingiustamente sottovalutato. Non è uno che si mette in mostra davanti ai giornalisti, ma fare meglio di così è difficile…”.
Inzaghi la usa nella posizione che preferisce? “Ho scelto l’Inter anche perché nella difesa a 3 do il meglio. Ma sono un soldato versatile: se c’è da fare il terzino, lo faccio; se c’è da fare il Dumfries, lo faccio”.
Qualche ex difensore interista a cui si ispira? “L’Italia è il Paese dei difensori, vivendo qui te ne accorgi. Come nome interista, dico Lucio perché anche lui ha giocato sia al Bayern che all’Inter. Nel ‘10 c’era una difesa grandiosa, su YouTube ho da poco rivisto i gol di Milito in finale. Sarebbe bello vivere qualcosa di simile, ma è lunga…”.
Anche questo reparto di oggi lo definirebbe “grandioso”? “Siamo diversi e compatibili. Bastoni è uno dei migliori al mondo, un centrocampista nel corpo di un difensore. Acerbi porta esperienza: lo studio, mi piace il modo in cui vince i duelli e tiene la maglia con intelligenza. Sono evoluto con lui, ora sono… smaliziato”.
Ma lei lo sa di che anno è Acerbi?”, le chiederebbe Luciano Spalletti. “Niente polemica, Spalletti è bravissimo. Dico solo che Francesco è più giovane di quanto sembri…”.
Quanto sarà speciale per lei in Baviera? “Molto, ho tanti amici, da Coman a Upamecano a Raphael Guerreiro. Olise è arrivato da poco, ma attenzione: è fortissimo. Lì sono diventato grande in 4 anni meravigliosi e ho vinto tutto, ma ora difendo il nerazzurro. Sarà equilibratissima, 50 e 50, e vincerà chi difenderà meglio. Loro amano il possesso e ti attaccano con qualità sugli esterni, da Gnabry a Sané. Noi dovremo essere lucidi con la palla e preparati a resistere: ci saranno momenti di sofferenza, ma avremo occasion”.
Cosa rende il Bayern un club così unico? “Respiri storia, organizzazione, vittoria e solidità. Ma l’Inter è un club altrettanto grande e l’amore del suo popolo non ha limiti. Non esiste niente come San Siro pieno, mi piacerebbe ripetere la festa dell’anno scorso per tanti altri trofei. Un anno e mezzo dopo sono Benji l’interista è… ancora più interista”.
Sa che il suo connazionale Djorkaeff diceva che l’Inter è come il villaggio di Asterix? “Davvero? Se voleva dire che all’Inter siamo tutti speciali, allora sono d’accordo. Anche senza la pozione magica di Asterix (ride, ndr)”.
Ci racconta con occhi francesi chi è Thuram? “Marcus è la gioia di vivere, è il sorriso in allenamento, ma è anche il professionista serio. È cresciuto molto e migliorerà ancora perché quello che vuole. Mi ha aiutato all’inizio con la lingua, ma da Dimarco a Lautaro e Bastoni, io ho stretto con tutti”.
Per chiudere, ci dica una cosa in cui preferisce l’Italia alla Francia. “Voi vorreste che dicessi il cibo… E, invece, anche in Francia si mangia altrettanto bene! Dico il clima, qui a Milano più sole. E poi il fashion: ho scoperto di avere uno stile abbastanza… ‘italiano’“.
Direct
Direct
Direct
Direct
Direct
Direct
Direct
Direct