Pagni è certo: «La soluzione per la Nazionale sarà Pio Esposito. Immobile all’Inter? Dico che…» | OneFootball

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Inter News 24

·4 aprile 2025

Pagni è certo: «La soluzione per la Nazionale sarà Pio Esposito. Immobile all’Inter? Dico che…»

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Pagni ha parlato di Pio Esposito in ottica Nazionale, secondo lui sarà un giocatore fondamentale poi ha anche parlato di Immobile accostato all’Inter

Danilo Pagni, ex direttore sportivo, tra le altre, di Salernitana, Ternana, Taranto, Viterbese e Gallipoli ha rilasciato un’intervista a Nicoloschira.com in cui, tra i vari argomenti, ha espresso alcune considerazioni e ha svelato alcuni aneddoti a tema Inter.

PAROLE – «Sono un figlio della gavetta. Ho girato tutti i continenti per vedere calciatori e partite; perché è l’occhio umano che fa la differenza. Quasi nessuno ormai va a vedere dal vivo i giocatori. Il talento lo devi scovare: ti deve emozionare quando lo vedi in campo, quella è l’abilità. Invece adesso tanti li guardano sul cellulare. Ormai contano gli algoritmi e impera il sistema clientelare. Io sono particolare: non faccio favori nè ne ho ricevuti dai procuratori. Lavoro per l’azienda. Ho avuto presidenti importanti e tosti come Lotito, Campedelli, Camilli, Aponte, Lo Monaco, Barba e Bandecchi. Sono riuscito a resistere a presidenti pesanti grazie al lavoro e ai risultati, tenendo sempre testa a tutti».


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COSA NON FUNZIONA NEL CALCIO ITALIANO? – «Si è impoverito il bagaglio tecnico: il dribbling, l’astuzia la fantasia motoria viene meno. Si punta a un calcio più fisico con ritmi alti. Oggi va di moda il primo controllo orientato, ma l’abilità e la destrezza per rompere la linea si è persa. Adesso vedere un gol su punizione diretta a livello europeo è diventato un evento epocale. Siamo regrediti di molto. Basti pensare che la Nazionale è diventata alla portata di tutti, quando in passato servivano anni a grandi livelli per accedervi. I nostri club vanno in difficoltà nelle coppe europee contro avversari normali; perché i ritmi nostri sono bassi, andiamo piano».

UN TALENTO ITALIANO SU CUI PUNTEREBBE A OCCHI CHIUSI? – «Dico Pio Esposito. Sono stati bravi l’Inter e lo Spezia a costruire il giocatore. Pio lo conosco bene da quando era bambino. È cresciuto giocando nel quartiere Violino con mio figlio. L’Inter e lo Spezia l’hanno aspettato dopo l’anno scorso in cui aveva fatto fatica al primo anno tra i grandi e adesso si vedono i frutti. Qualità principale? La grande mobilità nonostante la mole. Non abbiamo più grandi centravanti in Italia: lui può essere la soluzione giusta anche per la Nazionale. Devo dire che è stata ottima anche la gestione dell’agente Mario Giuffredi che lo sta accompagnando passo dopo passo, facendo le mosse giuste».

ALLO SPEZIA BRILLA ANCHE IL FRATELLO SALVATORE… – «Salvatore Esposito è un mio vecchio pallino. Lo conosco dai tempi delle giovanili, quando l’Inter lo regalò alla Spal. Ai tempi lo avevo proposto a Vibonese e Siracusa in C, ma non lo presero e alla fine il ragazzo andò a Ravenna. Oggi miglior Salvatore è il miglior playmaker della B: per qualità e rendimento merita la Serie A».

A PROPOSITO DEI FRATELLI ESPOSITO. LE CRONACHE DI MERCATO DICONO CHE STAVA PORTANDO SEBASTIANO DALL’INTER AL CHELSEA QUALCHE ANNO FA… – «Tutto vero. Sebastiano tramite un agente che lavora in Inghilterra (Roberto De Fanti, ndr) lo proposi al Chelsea. Sebastiano è un talento purissimo. Deve però  giocare più vicino alla porta, non come alla Sampdoria dove faceva troppi chilometri. I giocatori vanno impiegati nel loro ruolo».

STA FACENDO UNA GRANDE CARRIERE PURE ACERBI – «Francesco me lo segnalò Pasquale Gigliotti. All’epoca giocava a Pavia. Presi tre aerei e affittai una macchina per vedere Pavia-Sudtirol e mi piacque immediatamente. Giocava in C2, ma ero convinto potesse arrivare in Nazionale e così è stato».

TRA I SUOI FIGLIOCCI CALCISTICI C’È ANCHE UN CERTO CIRO IMMOBILE, CHE POTREBBE TORNARE IN ITALIA ALL’INTER – «Pensi che lo stavo chiudendo con i nerazzurri 18 anni fa, quando lavoravo per il Sorrento. Mi ero incontrato all’Hotel Costabrava con Beppe Baresi ed eravamo d’accordo su tutto, poi ci fu il blitz di Ciro Ferrara che convinse Ciro ad andare alla Juventus».

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